Il Drago dietro le quinte


Cari amici del blog! Vi scrivo queste poche righe per raccontarvi cosa mi ha colpito dell'esperienza vissuta all'interno della compagnia teatrale lo scorso anno. 

Mi sono preso diversi giorni per pensare bene cosa dire. Mi si sono sparpagliate davanti tutte le cose successe: dagli incontri alle prove, dalle scoperte alle fatiche.
Credo che tutto sia stato frutto di una scoperta fatta all'inizio, che è stata il sottofondo di tutto il percorso: mi sono accorto di non essere solo.
Mi spiego meglio.... 

Ricordo bene com'è nata la nostra Compagnia, con la Marina che ci ha raggruppati in 5 o 6 una domenica per proporci “Barabba”. Ripensando a quel giorno, una delle ragioni di quel “Sì” è stata senz'altro che a propormi questa sfida erano degli amici! Che bello era fare una cosa bella con persone a cui ero affezionato!
Si è creato in questi anni, nel nostro piccolo, qualcosa di grande, al punto che, proponendo spettacoli sempre più curati e pertinenti alle contingenze storiche che vivevamo (perché una nostra preoccupazione è sempre stata fare teatro provocati da quello che succedeva nel mondo), si è venuto a creare intorno a noi un popolo di amici che ci hanno accompagnato negli anni venendo a vedere le nostre pièce.
Ma nel corso del tempo, con il dipanarsi delle nostre vite, fra università e inizio del lavoro, se da un lato abbiamo acquistato compagni di avventura, dall'altro abbiamo perso molti del gruppetto iniziale. All'inizio dell'anno scorso confesso che accorgermi di essere rimasto uno degli ultimi "vecchi" mi ha fatto sentire incredibilmente solo. Quell’insieme iniziale di amici, quel nocciolo duro con cui si era costruito non c'era più. Da dove potevo ricominciare?
Mi ha colpito molto una cena che abbiamo fatto all'inizio delle prove de “Il Drago”, perché se da un lato c’ero io bloccato dalle mie preoccupazioni dall'altro molti ragazzi nuovi invece erano entusiasti di cominciare il lavoro, ognuno rendendosi disponibile a collaborare con la propria creatività.
Uno slancio che è diventato traccia che ha dettato il mio cammino. Io che ero uno dei vecchi, mi sono ritrovato a seguire i nuovi, volti nuovi! Tutti diversi per età, origine e storia e tuttavia disponibili a farsi compagnia per guardare quel pezzetto di realtà che ci aveva fatti incontrare. Che meraviglia! Tutto il mio anno è stato cadenzato dalla scoperta, ognuno con i suoi tempi e le sue circostanze, di quei nuovi volti.
Si è vissuti insieme senza la pretesa di creare un'amicizia come quella del primo gruppo, che nasceva da altre circostanze, ma con l’attenzione a non distogliere lo sguardo da quel desiderio di fare una cosa bella insieme.
L'unico esempio che tengo a raccontare è tratto dal giorno dello spettacolo a Villa Tigullio. Io ormai ho l'abitudine, il giorno dell’esibizione, di isolarmi da tutti e starmene da solo per ripassare la parte. Quel giorno, mentre passeggiavo intorno alla villa recitando il mio copione, ad un certo punto ho sentito una voce dietro di me che rispondeva alle mie battute: era Letizia, la nostra attrice più piccola che mi stava seguendo e che, volendo farmi un po’ di compagnia (ma una compagnia adulta, non uno stare insieme distratto), aveva preso il copione per aiutarmi a ripassare.
È tutto qui. Questa è la mia esperienza. Sono sempre più certo che in questi anni abbiamo dato vita ad un luogo dove è possibile stare insieme davanti alla vita e alle cose facendosi compagnia e non lasciandosi soli. Credo che questo sia l’elemento principale che colpisce chi ci viene a vedere, credo sia questa una nostra particolarità rispetto a tanti e più bravi gruppi teatrali. Siamo un fatto profondamente politico, un punto creativo all'interno della nostra realtà locale dove si vive e si costruisce il bene comune. 
Ci si fa compagnia.
Andrea (Dedde)

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